Tra Cinema e Poesia

Gli artisti del ‘900

Rosciolo non è solo custode di storia e tradizioni, ma anche fucina di talenti. In questa sezione celebriamo gli artisti del Novecento che hanno mosso i primi passi tra queste montagne, portando il nome di Rosciolo nel mondo.
La vena creativa non si è mai spenta: oggi, il nostro borgo continua ad essere un luogo amato e ispiratore per numerose personalità che si dedicano all’arte nelle sue molteplici forme.

Amerigo Giuliani – Poeta

Rosciolo dei Marsi, 2 gennaio 1888 – Roma, 7 marzo 1922

Nacque a Rosciolo il 2 gennaio 1888.

Un giovane poliedrico e un artista precoce.
Morí giovane, malato di tubercolosi, a Roma il 7 marzo 1922.

Si trasferì giovanissimo a Roma, dove lavorò come scrivano in un banco del Lotto e durante il tempo libero si dedicava alla poesia, usando il dialetto romanesco e scrivendo macchiette, canzonette (di cui componeva versi e musica) e monologhi in versi.

Tra le sue produzioni artistiche ricordiamo: “Er Fattaccio”, “La passatella”, “Lo Schiaffo”, “Er Destino” e “Pe Mamma”.

Questi pezzi, dal forte impatto emotivo, erano molto richiesti e venivano rappresentati nei teatri più noti di Roma, Milano e Torino dai maggiori attori del momento, fra cui Brugnoletto e Alfredo Bambi, che nel 1911 acquistò l’esclusiva del monologo “Er Fattaccio” che, facendone un suo cavallo di battaglia, lo portò al successo.

Questo brano è stato interpretato successivamente dal Maestro Gigi Proietti.

Americo Giuliani nelle storie narrate attraverso le sue opere, rende in modo acuto e intenso la vita di Roma dei primi anni del ‘900, dando voce ad un mondo popolare, quello degli umili, degli esclusi e degli emarginati.

Americo tornava spesso a Rosciolo in compagnia della moglie. Si racconta che lo si udiva canticchiare i suoi versi per le vie del paese, accompagnandosi con gli accordi di una chitarra.

“Charlie Chaplin” – Eugene De Verdi

Rosciolo dei Marsi, 21 giugno 1893 – Roma, 20 giugno 1978

Attore e stunt-man di bell’aspetto, una buona dose di ottimismo ed uno spiccato talento nelle imitazioni.
Nel 1915, a solo 22 anni, con una valigia legata con lo spago, s’imbarcò per l’America. Approdò in Pennsylvania dove s’impiegò nei lavori più umili. Raccontò di seguito agli amici: «Guadagnavo due dollari al giorno, uno lo spendevo per mangiare e l’altro per le lezioni d’inglese ».

Quattordici anni dopo il suo arrivo in America, riuscì finalmente a raggiungere Los Angeles, dove assunse lo pseudonimo di Eugene De Verdi e incontrò, per caso, Charlie Chaplin in un ristorante. Il famoso regista e attore, rimase impressionato dalla somiglianza e lo scelse come sua controfigura. Vincenzo sostituì Chaplin nelle prove dei film “Il Circo”, “Il Dittatore”, “Luci della Città” e “Tempi Moderni”. Fu controfigura dal vivo anche durante i tour in Florida e in California.

La collaborazione tra Pelliccione e Chaplin andò avanti per un decennio, poi, quando il famoso Charlot decise di fare a meno di lui, continuò a lavorare per il cinema, come tecnico delle luci ed esperto in effetti speciali, lavorando per importanti produzioni: “Teresa”, “Ventimila leghe sotto i mari”, “Ben-Hur” e “Cleopatra”.

Dopo diversi anni decise di rientrare in Italia e concluse la sua carriera lavorando a Cinecittà. Morì a 84 anni e Roma, ma riposa nel cimitero di Rosciolo. In sua memoria è stato dedicato il giardino del paese, dove sono presenti una scultura in ferro e una targa.

Lino Nanni – Fotografo d’assalto

Rosciolo dei Marsi, 1940 – Roma, 2012

Lino Nanni è stato uno dei protagonisti del fotogiornalismo italiano, insieme ad altri come Paolo Pavia, Marcello Geppetti e Pierluigi Platurlon.

«Se oggi sono conosciuto è grazie a loro. » Ha dichiarato il suo allievo Rino Barillari, inaugurando una mostra sulla Dolce Vita.

Lino Nanni è nato a Rosciolo nel 1940, in Via di Porta Sportello, 1. Si è trasferito a Roma negli anni ‘50, dove ha iniziato a lavorare per l’agenzia Italy’s News Photo.

Comprò una Rolexflex, per 3000 lire al mese, e cominciò l’attività professionale instaurando rapporti con diverse agenzie di Roma.

La sua professione è stata riconosciuta come quella di “fotografo d’assalto”, poi ridefinita con il termine “Paparazzo” coniato da Fellini, usato per la prima volta nel film “La Dolce Vita”.

Il mestiere del paparazzo nasce come un’evoluzione di quelli che in gergo romano venivano chiamati “scattini”. Ovvero quei fotografi che fermavano i turisti nei luoghi più suggestivi della città, per produrre un ritratto pulito e veloce, che veniva consegnato la sera stessa, dopo lo sviluppo.

Ciò che giocava un ruolo importante nella professione del “fotografo d’assalto” era la fortuna, che se ruotava a suo favore, riusciva a trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non di meno la conoscenza tecnica delle luci e della sensibilità della pellicola erano fondamentali.

Nel 1964 Lino dà vita, con successo, all’agenzia Globe Photo Italiana.

Oggi Riposa a Rosciolo, nel cimitero comunale.