Le Trincee

Le trincee costruite dai militari tedeschi

Procedendo nell’area nord-ovest rispetto a Rosciolo, poco prima della zona chiamata Pianura di Campo (in dialetto l’Ara jo campo), si può osservare ciò che resta delle trincee che vennero costruite dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sono ancora in uno stato di buona conservazione, nonostante siano passati decenni. 
In effetti, l’area in cui vennero costruite, era davvero un buon punto di osservazione: da un lato ci si assicurava un’ottima vista sul vallone che partendo da Magliano, dà accesso su passo Le Forche (area di controllo geografico importante, dato che da lì proseguendo verso Cartore si raggiunge un crocevia per procedere verso L’Aquila o il reatino), mentre dall’altro la visuale dettagliata di Magliano e parte del Fucino era garantita.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la regione della Marsica non fu oggetto di un’occupazione diretta e massiccia come altre zone d’Italia; tuttavia nel 1943 la Wehrmacht prese possesso di molte regioni, compreso l’Abruzzo, per avere il controllo del territorio, combattere le resistenze partigiane e  garantirsi linee di rifornimento e comunicazione.


Le trincee adiacenti a Rosciolo, non sono le uniche ancora visibili sul versante ovest del Monte Velino, dal momento che i tedeschi, costruirono postazioni e fortificazioni, per difendersi dagli attacchi degli Alleati, su tutto il territorio. 
Queste strutture erano spesso scavate nel terreno e realizzate con pietre e materiali trovati in loco, generalmente di modesta dimensione, destinate a pochi soldati.

Sono molto interessanti i racconti e le testimonianze degli anziani di Rosciolo, che legano la storia di queste strutture ad una tradizione popolare.

Quando nella primavera del 1944, alcuni rappresentanti dell’esercito tedesco giunsero al paese, molti paesani fuggirono e si rifugiarono nei boschi ai piedi del Velino, portando con sé cibo e qualche animale da cortile, per garantirsi la sopravvivenza, trovando riparo presso le “mainucce” oppure usando materiali rimediati come coperte o sacchi di iuta. Coloro che rimasero in paese, subirono prepotenze e soprusi da parte dei militari: qualcuno racconta che ogni giorno si presentavano nelle abitazioni pretendendo cibo di ogni tipo, così che alcuni, per evitare prepotenze, facevano trovare un paniere di uova direttamente sul tavolo di casa, all’orario in cui era previsto l’arrivo del soldato di turno. Si racconta che un giorno, una donna vide uccisi tutti i suoi maiali dalla truppa tedesca, trovandosi senza più un capo di bestiame per sé e la sua famiglia.
La struttura dell’attuale Circolo Anziani, al tempo la scuola del paese, venne occupata e danneggiata. Soltanto molti anni dopo venne ristrutturata. Allo stesso tempo, i tedeschi si insediarono nella casa che domina la Piazza della Torre, vista la struttura enorme, usandola come quartier generale e dormitorio.

La loro permanenza però non era destinata a durare, infatti a pochi mesi dal loro arrivo, gli Alleati sfondarono la Linea Gustav, liberando Chieti il 9 giugno e Pescara il giorno seguente. Fu così che l’11 giugno del 1944 il gruppo di militari che aveva occupato Rosciolo, decise di abbandonare un luogo che ormai non era più sicuro.
Questo evento diede inizio ad una tradizione rosciolese molto importante: l’11 giugno infatti, coincide anche con la festa di San Barnaba, il santo a cui è dedicata la piccola chiesa rurale ai piedi del Velino, in prossimità della quale si erano nascosti i paesani fuggiti per sottrarsi al controllo tedesco. Così tutti quanti si radunarono presso la chiesa, per festeggiare il santo e la liberazione del paese.

Tutt’oggi è una tradizione molto sentita.