Il rifugio dei grifoni

La presenza di gabbie per l’allevamento di grifoni in Abruzzo, dovuta alle iniziative di reintroduzione di questa specie, rappresenta un importante esempio di conservazione e ripristino della biodiversità in Italia.

Il grifone nel Parco Nazionale

I grifoni (Gyps fulvus) un tempo, erano molto diffusi nelle regioni appenniniche. Tuttavia, a causa di bracconaggio, avvelenamenti, riduzione delle aree di alimentazione naturale e uso di pesticidi, la loro popolazione si ridusse drasticamente nel XX secolo. In Italia, si arrivò quasi all’estinzione.
A partire dagli anni ’80 e ’90, sono state avviate, quindi, campagne di reintroduzione e di tutela del grifone, specialmente nel Parco Nazionale d’Abruzzo, che è diventato un esempio di successo nel recupero di questa specie. La regione ospita uno dei più importanti progetti di reintroduzione in Europa.

Il rifugio dei grifoni

Per favorire il ripopolamento, sono stati istituiti allevamenti di grifoni e aree di pre-ambientamento, dove i giovani uccelli venivano allevati in cattività o in gabbie prima di essere liberati in natura. Questi ambienti protetti servivano anche a studiarne il comportamento, la dieta e le esigenze di sopravvivenza.
Un esempio di queste gabbie lo ritroviamo sul colle adiacente a Rosciolo, dove tutt’ora si possono osservare da vicino i grifoni che popolano l’area. La gabbia che si trova all’interno della pineta, sembra tutt’ora rappresentare un punto di riferimento per gli esemplari che hanno colonizzato la zona.

Ecosistema e biodiversità

La decisione di portare i grifoni nel Parco Nazionale è stata motivata da diversi fattori: prima di tutto, le aree del parco offrono un habitat ideale; dall’altro canto, la reintroduzione aiuta a ripristinare le reti trofiche (ossia l’insieme delle relazioni alimentari tra gli organismi di un ecosistema) e la biodiversità dell’area, con l’obiettivo di garantire la sopravvivenza di questa specie in natura, favorendo la sua espansione naturale.
Oggi, i progetti di reintroduzione in Abruzzo sono considerati tra i più riusciti in Europa, con una popolazione stabile e in crescita di grifoni che nidificano regolarmente nelle aree protette.

Il Grifone

Il grifone (Gyps fulvus) è uno degli avvoltoi più grandi e imponenti del mondo animale, noto per il suo ruolo ecologico fondamentale come spazzino e per il suo simbolismo storico e culturale in molte civiltà.

Caratteristiche zoologiche

Dimensioni: Il grifone può raggiungere un’apertura alare di circa 2,5 metri, con un peso che varia tra i 6 e i 11 kg.
Aspetto: Ha un piumaggio beige o marrone chiaro, con alcune variazioni, e un collo lungo e sottile. La testa e il collo sono spogli, senza penne, adattati per cercare cibo tra i carcasse.
Dieta: Si nutre principalmente di carcasse di animali morti, contribuendo alla pulizia dell’ambiente e alla prevenzione di malattie.
Habitat: Predilige aree scoscese, scarpate e zone di alta quota dove può facilmente trovare punti di osservazione e di nidificazione, come le pareti rocciose e i dirupi: è per questo motivo che quest’area è particolarmente congeniale a questa specie.

Un simbolo mitologico

La connessione tra il Gyps fulvus (il grifone reale) e il grifone mitologico con la testa di leone e il corpo di aquila è affascinante e si snoda tra natura, mito e simbolismo.
Il grifone reale (Gyps Fulvus) fu, prima di tutto, una fonte d’ispirazione: 
il grande avvoltoio, con il suo aspetto imponente, il volo maestoso e le caratteristiche di forza e nobiltà, ha da sempre catturato l’immaginazione umana. La sua capacità di sorvolare vaste aree e di nutrirsi di carcasse di grandi animali lo ha reso simbolo di potenza e di regalità in molte culture.
Dal reale al mitologico: come si sviluppa il collegamento?
Gli antichi osservatori notavano l’aspetto imponente e il volo maestoso del Gyps Fulvus e lo associavano a qualità divine o regali, creando un’immagine di un essere superiore, metà animale e metà divino.
Probabilmente, nel tempo, vennero accostati, all’animale, dei caratteri simbolici: la testa di leone rappresentava la forza e il coraggio, mentre il corpo d’aquila indicava la visione e la nobiltà. Unendo queste parti, si creava una creatura che incarnava l’equilibrio tra potere terreno e spirituale; in questo modo, questa figura, divenne un simbolo universale di protezione e di sovrannaturale, spesso raffigurata in arte, mosaici e sculture, come guardiano di tesori o di luoghi sacri. Quindi, il legame tra l’animale e la figura mitologica, nasce dall’osservazione delle caratteristiche dell’avvoltoio e dalla loro interpretazione simbolica come creature nobili, potenti e divine.