Carce

Monte Carce

Monte Carce, che prende il nome dall’antico insediamento, si trova nei pressi di Rosciolo ed è conosciuto per i suoi paesaggi montani pittoreschi e le opportunità di escursionismo. La zona è caratterizzata da una vegetazione ricca e varia, con foreste di faggi e pini; nelle giornate limpide, si possono vedere altre cime montuose dell’Appennino. È anche un luogo ideale per le attività all’aperto come trekking, mountain bike e birdwatching

Origine del nome

“Carce”, il nome con cui viene indicata l’area di insediamento di cui restano i ruderi, sembra possa essere derivazione del latino “calx,” ossia “calcare” specialmente considerando il contesto geologico della zona. La pietra del monte in cui è collocata è principalmente calcarea, quindi è ragionevole pensare che il nome possa avere a che fare con le caratteristiche del luogo.

Un’altra possibile ipotesi è che il nome provenga dalla lingua dei Marsi, una varietà dialettale della lingua osco-umbra.

In lingua osco-umbra, una parola simile a “carce” è “karχe,” che può essere tradotta come “roccia” o “pietra”, facendo riferimento anch’essa ai terreni rocciosi che predominano nel paesaggio che si staglia davanti al monte, in particolare quello del Velino.

Tra storia e leggenda

Qualunque sia l’origine del nome, è possibile che Carce fosse già esistente nel perio preromano: il popolo dei Marsi era una delle tribù italiche che abitava la regione della Marsica, prima e durante l’espansione romana. Vivevano principalmente in una società agricola e pastorale, con un forte legame con le tradizioni locali. Noti per la loro religione animista e per il culto di divinità naturali. La loro cultura incorporava elementi di guerriglia, con pratiche militari e guerriere per difendersi dalle invasioni.

All’inizio della loro storia, erano in conflitto con Roma, ma nel tempo si arrivò a stabilire alleanze strategiche, infatti, durante le guerre sannitiche, i Marsi collaborarono con i romani, ma le relazioni divennero tese, culminando nella Guerra Sociale (91-88 a.C.), quando i Marsi si unirono ad altre popolazioni italiche per rivendicare la cittadinanza romana.

Durante il conflitto, i Marsi giocarono un ruolo centrale, tuttavia le cose non andarono come sperate:

Roma vinse contro i Marsi e gli altri popoli alleati attraverso diversi fattori strategici e militari:

Roma mobilitò una grande forza militare composta da legioni regolari ben addestrate e equipaggiate. In più non dimentichiamo il detto “dividit et imperam”; duque i romani seppero sfruttare le divisioni interne tra i vari gruppi e tribù italiche, nonostante i Marsi fossero molto uniti, le differenze culturali e territoriali furono spesso un punto di debolezza.

Inoltre Roma riuscì a conquistare importanti città sove sorgevano basi militari strategiche, come Fucino e la stessa capitale marsa, Avezzano. Ciò porta a prendere in esame il termine “carcer,” che significa “prigione” o “recinto.” Questo potrebbe riflettere la funzione o la natura del luogo in epoca romana, forse Carce è stata sede di prigionia per i ribelli Marsicani.

I Marsi

Ciò che però sappiamo anche su questo antico popolo è che la religione era caratterizzata da una spiritualità politeista e animista, con un forte legame con la natura e gli elementi, quindi adoravano diverse divinità, legate alla natura e ai fenomeni naturali, infatti i Marsi veneravano gli spiriti dei boschi e della natura. Gli alberi, i corsi d’acqua e le montagne erano considerati abitazioni di divinità o spiriti e venivano rispettati e temuti. I riti religiosi si svolgevano in luoghi sacri, come boschi o fonti d’acqua. Vista la presenza di molte fonti d’acqua nella zona circostante, permette di ipotizzare anche che Carce potesse ricoprire il ruolo di luogo di culto, infatti in ostro-umbro, le parole “Carca” “Carcus” sono termini legati a spazi boscosi e fanno riferimento ad una vegetazione densa.

Dei e spiriti del bosco di Carce

La leggenda narra che in questi luoghi risiedano gli spiriti del bosco, probabilmente la legenda prende radice dalle credenze religiose dei Marsi.

L’antico popolo marsicano adorava una serie di divinità e le principali erano:

Diana, la dea della caccia e della natura, simbolo di fertilità e protezione delle terre selvagge, associata alla luna e preposta alla difesa dei cacciatori e viandanti nelle ore notturne.

Marte, il dio della guerra, da cui prende radice il nome dei Marsi, da loro venerato anche in contesti agricoli e legati alla fertilità; veniva invocato per proteggere le terre e garantirne la fertilità, infatti celebravano feste e rituali che includevano processioni e sacrifici animali, che si concludevano in determinate aree boschive in prossimità di fonti o corsi d’acqua.

Le Dee delle Fonti: Spiriti delle sorgenti e delle acque, associati alla salute e alla fertilità. Rappresentavano il ciclo della vita e i Marsi celebravano queste divinità con offerte, rituali e preghiere, specie nei periodi di siccità o in vista dei raccolti. L’acqua delle Fonti, secondo i Marsi, avevano proprietà curative e venivano usate per curare le malattie.

Considerate anche la contrapposizione femminile del dio Marte, ciò riflette una visione duale ed equilibrata del mondo naturale, l’equilibrio degli opposti che garantisce il fluire dei cicli della natura.

Oltre alle tre principali divinità sopra elencate, essi credevano negli Spiriti della Natura

Le Nymphes: Spiriti femminili legati ad elementi naturali come alberi, fiumi e fonti d’acqua.

I Silvani: Spiriti dei boschi, protettori degli animali e della fauna selvatica.

I Genii Loci: Spiriti protettivi legati a particolari luoghi o paesaggi.

Questi ultimi sono figure che presiedono e proteggono dei luoghi considerati sacri, a cui si attribuiva il potere di realizzare desideri; infatti “Genius” deriva dal verbo latino “gignere” ossia generare, quindi sarebbe colui che genera, che può creare, mentre “Locus” si traduce con “luogo”… quindi ponete attenzione a ciò che desiderate mentre visitate i boschi e le fonti di Carce e di Rosciolo, perché potrebbe avverarsi!